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30 maggio 2016

Pesce da passeggio





Oggi per il Calendario del Cibo Italiano AIFB iniziata la settimana del fritto, ambasciatrice Giovanna Lombardi, leggete qui il suo post.

Friggere significa immergere gli alimenti in un grasso precedentemente riscaldato (150-190 °C) e lasciarveli fino a completa doratura esterna e cottura interna.
Per ottenere una perfetta frittura si possono utilizzare diversi utensili: la friggitrice, la padella nera di ferro, la casseruola in ferro svasata con cestello e il wok. La friggitrice è senza dubbio lo strumento tecnicamente migliore, grazie al termostato, che mantiene
costante la temperatura. La casseruola svasata con cestello è anch’essa adatta per coloro che friggono regolarmente, poiché richiede l’utilizzo di almeno 2 l di olio; è possibile utilizzare un termometro digitale in grado di raggiungere i 200 °C, per rilevare di tanto in tanto la temperatura dell’olio.
La padella nera, detta “lionese”, è uno strumento molto versatile poiché, oltre che per la frittura, può essere utilizzata per le cotture al salto: è in genere la scelta ideale per coloro che friggono raramente.
Anche il wok può essere utilizzato per questo tipo di cottura: grazie alla sua forma semisferica consente infatti di friggere piccole quantità di cibo per volta, utilizzando pochissimo olio.
Altra fase molto delicata è la scelta della sostanza grassa da utilizzare.
In base alla loro composizione e al diverso grado di stabilità alle alte temperature, alcune sostanze sono più idonee di altre alla cottura dei fritti.
Tra gli oli, sono senza dubbio da preferire quelli di oliva e quello di semi di arachidi, caratterizzati da una buona resistenza nel tempo e da un punto di fumo elevato (rispettivamente 180 °C e 210 °C);
La difficoltà di questa tecnica è impedire che la parte esterna dell’alimento si bruci prima che l’interno sia cotto.
Si procede quindi a rivestire gli alimenti con un’impanatura o una pastella, oppure infarinandoli (a eccezione degli impasti, delle patate e delle uova).
Portare quindi il grasso di cottura alla giusta temperatura, tenendo presente che i pezzi di maggiori dimensioni devono essere cotti a una temperatura di circa 160-170 °C, mentre quelli più piccoli a circa 175-180 °C. Se vi servite di una padella, per individuare la corretta temperatura immergete un cubetto di pane nel grasso: si dorerà in circa 40 secondi alla temperatura più bassa (160-170 °C) e in circa 30 secondi a quella più elevata (175-180 °C). Preparate una teglia con carta assorbente, quindi immergete gli alimenti nell’olio pochi alla volta, per evitare che si raffreddi: la dose consigliata è di 100-120 g di prodotto per ogni litro di olio. Di tanto in tanto mescolate delicatamente, facendo attenzione che il rivestimento non si stacchi, rovinando la preparazione e bruciando l’olio. A cottura ultimata scolate bene gli alimenti, versate il fritto nella teglia con carta assorbente, all’occorrenza salate e servite immediatamente.


A casa mia ve lo dico il fritto "forse" 2 volte l'anno, per mangiarlo si va fuori ma per noi il fritto è solo di pesce, infatti nei miei due ristorante preferiti di pesce (che frequento alternativamente per non far torto a nessuno) fanno un fritto spettacolare.
Negli ultimi anni lo street food ha preso piede anche qui da noi, sono nate decine di manifestazioni di questo tipo.
Uno dei miei street food preferito è il pesce fritto, ma non il classico misto, delle polpettine di baccalà e del pescetto azzurro piccolo, facile da mangiare anche se se sta in piedi o si passeggia.
Per questa preparazione ho utilizzato baccalà, piccoli pescetti azzurri, ciuffetti di seppie e calamaretti, immancabile la polentina gialla di accompagnamento ben abbrustolita.




Ingredienti
500 gr di polpa di bacclà già desalata e ammollata
500 gr di ciufetti di seppia
500 gr di ciufetti di calamari
500 gr di pescetti piccoli azzurri
500 gr di polenta
200 gr farina di riso
200 gr di semola di grano dura
2 lt di olio di arachidi
200 ml di birra fredda


Procedimento
Cuocere il baccalà al vapore, sarà cotto quando vedrete le polpe che si staccano.
Raffreddare bene.
Sgranare il baccalà in una boule, con una forchetta cercare di rompere le polpe per ottenere un composto abbastanza amalgamato.
Io volendo ottenere delle polpette quadrate ho utilizzato le formine per ottenere i ghiacciolini.
Prendere un po' di impasto e metterlo dentro alle formine dando così alla polpetta la forma rettangolare.
Se le volete tonde formare delle palline con le mani.
Mettere tutto in freezer a raffreddare per almeno 30 minuti, così le polpette saranno ben compatte.
Lavare il resto del pesce e asciugare con cura.
Mescolare la farina di riso e quella di semola in una boule.
In una pentola capiente mettere a scaldare l'olio.
Togliere dal frigo le polpette, formare una pastella con metà della farina di riso e di semola, aggiungendo la birra. Passate le polpette nella pastella e poi tuffatele nell'olio caldo, quando saranno dorate si possono togliere.

Prendere il resto del pesce e infarinarlo nel mix di farina di riso e semola, tuffarli nell'olio e attendere qualche minuto, poi scolarli bene.

Per scolare la frittura è consigliabile della carta paglia, in modo che l'olio in eccesso venga assorbito bene.

Abbrustolire bene la polenta, io l'ho taglia a cubetti delle stesse dimensioni delle polpette di baccalà.






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23 maggio 2016

A bassa temperatuta è meglio





Oggi per il Calendario del Cibo Italiano AIFB inizia la settimana del Baccalà e Stoccafiso, ambasciatrice Anna Laura Mattesini, leggete qui il suo post.

Baccalà e stoccafisso hanno in comune la materia prima, ovvero il merluzzo , che dev'essere per entrambi di altissima qualità. Per fare lo stoccafisso, ad esempio, si utilizza solo merluzzo norvegese della specie gadus morhua.
Sia nel caso del baccalà che dello stoccafisso, il merluzzo viene pescato e dissanguato direttamente a bordo dei pescherecci. Si procede poi con il taglio del ventre e della testa.
Dopodiché viene lavato e pulito in acqua corrente, un pò come succede nella fase di ammollo che precede la cottura.
Da questo momento in poi i processi di lavorazione sono completamente differenti:
  • per quanto riguarda lo stoccafisso, il pesce viene essiccato all’aperto, grazie all’azione del sole e del vento, su apposite rastrelliere. Il perfetto equilibrio tra sole e vento artico ha un ruolo fondamentale, perché il pesce si deve essiccare in modo uniforme. Inoltre, durante il periodo di essicazione si effettuano costanti controlli sulla distanza tra un merluzzo e l’altro. Questo perché la distanza deve essere tale da far circolare l’aria e non far sì che si formino macchie, muffa o residui di sangue che ne ridurrebbero la qualità del prodotto finale (i nostri stoccafissi arrivano direttamente dalle isole Lofoten in Norvegia).
  • per quanto riguarda il baccalà invece, il merluzzo attraversa un processo di salatura di circa tre settimane

Anche i periodi di produzione sono completamenti diversi:

il periodo di produzione ed essiccazione dello stoccafisso va da febbraio a giugno, quando le condizioni climatiche sono migliori. Lo stoccafisso viene poi raccolto dopo essere rimasto circa tre mesi sulle rastrelliere.
Al contrario, il baccalà è prodotto tutto l’anno. Questo perché non dipende dalle condizioni climatiche.

Detto questo, ho voluto provare la cottura sotto vuoto a bassa temperatura.
Questo tipo di cottura permette agli alimenti non disperdere i sapori e le consistenze ne guadagnano.
Per questo tipo di cottura serve un  roner e dei sacchetti per il sotto vuoto professionali adatti alla cottura, e naturalmente la macchina del sotto vuoto.
Io, dopo essermi documentato in rete, ho voluto provare facendo tutto in casa con la classica pentola dell'acqua e una sonda per misurare la temperatura.

Per la cottura del baccalà, ci sono varie scuole di pensiero.
Si va da  da Luca Collami (chef del Capo Santa Chiara) che propone 7' a 65°, a Marco Pirotta (autore di importanti libri sulla CBT) per il quale le temperature “partono dai 48° a salire, per un tempo che varia dai 12/15 minuti in poi”.
Più alta è la temperatura, minore può essere il tempo di cottura: ovviamente la differenza la fa la quantità che vogliamo cuocere.
Io ho provato una cottura a 52°C per un trancio da due etti,per 17 minuti.

Il risultato è buono per essere una prima prova casalinga.

Quando si parla di cottura sotto vuoto si parla anche di sale bilanciato, ma questo sarà argomento di un prossimo post.


Ingredienti
1 trancio di baccalà perfettamente dissalato e ammollato
erbe aromatiche varie
2 cucchiai di olio evo
5-6 asparagi verdi fini
sale e pepe

Procedimento
La prima operazione è quella di mettere sotto vuoto il pezzo i baccalà già ammollato in acqua.
Vi consiglio di fare porzioni di circa 200 gr per avere una cottura omogena.
All'interno del sacchetto ho aggiunto delle erbe aromatiche varie, salvia, erba pepe, timo, rosmarino, un po' di olio evo, sale e pepe. Con la macchina del sotto vuoto chiudo il sacchetto.



Nel frattempo ho messo a bollire l'acqua in una pentola capiente con inserita all'interno la sonda per la misurazione della temperatura.
Quando l'acqua raggiunge di 52°C tuffo il sacchetto ermetico.
La parte più difficile è cercare di mantenere costante la tempertura dell'acqua, aiutatevi regolando la fiamma e con il coperchio.


Preparare gli asparagi semplimente cucinandoli sulla bistecchiera.

Aprendo il sacchetto si sente subito un'esplosione di profumi.
La consistenza è morbida e le polpe si staccano integre.
Impiattare prima gli asparagi, aggiungere il baccalà semplicemente sgranandolo con le mani.
Un filo d'olio a crudo e il gioco è fatto.

Per me è stata una scoperta, provatela anche voi.




Fonti:
wikipedia
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