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23 novembre 2016

Quando i fagioli si facevano...al fiasco !



Oggi per il Calendario del cibo italiano AIFB, si festeggia la giornata nazionale dei fagioli al fiasco, ambasciatrice la mia cara amica Daniela Boscariolo, il suo post è stupendo come tutto il suo blog.

 Quando Daniela mi ha chiesto di farle il contributo, sono stata felice di partecipare, ero curiosa di provare la cottura sopra la stufa.
Ovviamente non avendo a disposizione un vecchio fiasco...qui in veneto i fianchi si usano solo per il vino, guai ad utilizzarli per altri scopi.
Allora dove reperire il fiasco ?

Grazie a santo Amazon che tutto ha, ho trovato un fiasco moderno.
Detto fatto !!
Il venerdì pomeriggio a bagno i fagioli e il sabato mattina, dopo aver acceso la stufa ho posizionato il fianco sopra e l'esperimento è partito.





Qualche buccia di arancia sopra la stufa che profuma l'ambiente 😁
Questa è una vecchia ricetta toscana, che ci riporta veramente indietro nel tempo, con tanti elementi poveri che hanno insieme un fascino eccezionale: dei fagioli secchi, un fiasco non impagliato, e quindi scartato al consueto utilizzo di contenitore del vino, una stufa, qualche sano odore di campo, e l’olio eccezionale delle nostre colline…che nel mio caso è l'olio di Arquà Petrarca.



Per rendere ancora più particolare la preparazione ho utilizzato i fagioli gialèt, regalo di una cara amica, coltivazione di cui ho già scritto qui e vi consiglio di leggerla perchè sarà una scoperta.




Ingredienti
per 6/8 persone
500 gr di fagioli secchi (cannellini o toscanelli)
un ciuffo di salvia fresca
uno spicchio d’aglio
olio extra vergine di oliva
sale e pepe
un fiasco toscano (da Lt. 1.5) non impagliato




Procedimento
Far rinvenire i fagioli per 12 ore in acqua fredda. Metterli in una bottiglia o in un fiasco (meglio se con apertura larga) insieme all’olio, all’aglio, alla salvia, alcuni grani di pepe, un pizzico di sale e aggiungete acqua sufficiente a coprire di un centimetro i fagioli.
Appoggiare il fiasco sulla stufa con un distanziatore apposito e lasciare che il tutto vada in temperatura. Una volta che i fagioli prenderanno il bollore serviranno circa 4 ore di cottura, dipende un po' da quanta legna aggiungete alla stufa.

Per chi non avesse la stufa, immergere il fiasco in una pentola colma d’acqua e sul cui fondo si è posto un canovaccio piegato più volte e cuocere a bagnomaria per circa 5 ore. Non aggiungere acqua nei fagioli, ma soltanto nel bagnomaria. Quando i fagioli saranno cotti, spegnere il fuoco, lasciar riposare 15 minuti e poi trasferirli nel piatto da portata. Condirli con olio versato a filo e pepe macinato al momento.







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14 novembre 2016

Tiramisù Shaken, not stirred - Tiramisù agitato, non mescolato



Chi ha vinto la sfida n.60 di MTChallenge ?
Susy May del blog Coscina di Pollo...
E lei che propone per la sfida n. 61 ? Il Tiramisù...ma deve essere sexy.
Già per me il tiramisù è un dolce molto sexy così cremoso, abbinarlo ad un personaggio altrettanto sexy della cinematografia mondiale è da mal di testa...ci divertiremo molto in questa sfida.

Ebbene io che faccio ?

Di attori e scene ce ne sono all'infinito ma rendere il tutto in un Tiramisù diventa un po' più complicato.
Rifletto, rifletto e poi all'improvviso finchè stavo chattando con Marianna e Lidia l'illuminazione "Agitato, non mescolato". Siiiiiiiiiiii è l'idea giusta.

Cosa beve un uomo raffinato come James Bond? Vodka Martini, "agitato, non mescolato"
Come poterlo trasformare in un tiramisù ?

Nelle storie di 007 cambiano le macchine, le avventure ma soprattutto le donne ma quello che non cambia mai è "shaken, not stirred", non è tanto un motto quanto un modo di essere.
Ora il mio preferito tra tutti gli attori che hanno interpretato James Bond è senza ombra di dubbio Daniel Craig, come poter dimenticare la scena di Casino Royale in cui alle Bahamas esce in costume da bagno dall'acqua cristallina del mare? Non si può !!







E considerato che oggi ricorre il 10° anniversario della prima mondiale di Casino Royale proiettata al cinema Odeon di Leicester Square a Londra, per Daniel Craig grandissimo 007 di Sua Maestà, e al suo fisico statuario che rende tutto più intrigante, ho pensato ad un tiramisù ispirato al Vesper Martini.

Savoiardi, crema al mascarpone classica e bagna al vesper martini.


Preparazione dei savoiardi
Ingredienti (per circa 30 biscotti)

110 g farina 00
50 g fecola di patate
125 g zucchero
100 g albume d’uovo
80 g tuorlo d’uovo
25 g miele (di acacia o millefiori)
i semi di 1/2 bacca di vaniglia
zucchero a velo

Procedimento
Separare gli albumi dai tuorli.
Montare gli albumi con le fruste elettriche; quando raddoppiano di volume aggiungere in due o tre volte lo zucchero, sempre montando ed aumentando la velocità. Dopo circa 10-12 minuti saranno montati a neve ferma.
Nel frattempo sbattere i tuorli con il miele, quindi unite questo composto alle chiare montate usando una spatola e con movimenti dal basso verso l’alto.
Unire quindi la farina, la fecola setacciare e i semi della bacca di vaniglia, sempre con lo stesso movimento. Fare pochi movimenti, rapidi ma delicati.
Pre-riscaldare il forno a 180°C.
Riempire una sac-à-poche con bocchetta liscia  da  10-14 mm. Formare dei bastoncini lunghi circa 8 cm su una teglia coperta di carta forno e leggermente imburrata.
Spolverare con lo zucchero a velo, aspettare che sia assorbito e spolverare di nuovo (servirà a far venire la crosticina superficiale). Quando li infornate lo zucchero dovrà essere completamente assorbito.
Cuocere in forno già caldo (e possibilmente statico) per i primi 3 minuti con lo sportello chiuso e poi per altri 4-5 minuti con lo sportello leggermente aperto (basterà incastrare il manico di un cucchiaio di legno nella porta per mantenerla socchiusa).
Sfornare e far raffreddare completamente prima di rimuoverli dalla teglia, poiché saranno molto morbidi.


Vesper Martini

Ingredienti per 1 bicchiere
due once di Gordon's gin
un'oncia di vodka
mezza oncia di Kina Lillet (oggi chiamato Lillet Blanc)
scorza di limone

Procedimento
shakerare gli ingredienti con ghiaccio in uno shaker e servire in una coppa martini ghiacciato decorando con una riga di scorza di limone.
Filtrare il liquore da utilizzare per la bagna.



Crema al mascarpone e montaggio del Tiramisù

Ingredinti

500gr di mascarpone
4 uova
4 cucchiai di zucchero
400gr di savoiardi
3 bicchiere di Vesper Martini(dipende dalla grandezza della teglia)
Zeste di buccia di limone
Riccioli di cioccolato amaro

Procedimento
Dividere i tuorli dagli albumi, metterli in due ciotole separate.
Aggiungere lo zucchero ai tuorli e mescolare bene anche con l'aiuto di fruste elettriche.
Unire il mascarpone e mescolare ancora fino ad ottenere un composto liscio e denso.
Montare i bianchi a neve ferma e poi incorporarli alla crema di  mascarpone.
Inzuppate i savoiardi uno alla volta nel Vesper Martini e sistematemarli in una teglia, versare sopra la crema di mascarpone e i riccioli di cioccolato fondente.
Proseguire facendo uno strato dopo l'altro fino ad esaurimento degli ingredienti, spolverare con delle zeste di limone e dei riccioli di cioccolato.

In onore di James Bond l'ho servito in una coppa da Martini.






Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 61 di MTChallenge

http://www.mtchallenge.it/2016/11/06/la-ricetta-della-sfida-n-61/


Suggerimento: se lo volete ancora più alcolico, potete aggiungere 10 ml di vesper martini all'interno della crema al mascarpone
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11 novembre 2016

La leggenda di San Martino





La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar


L'11 novembre si festeggia San Martino con la sua tiepida estate, in tutta Italia ma anche all'estero.

L'estate di San Martino: tre giorni e un pocolino, recita un famoso proverbio. Sono questi 3 giorni e mezzo di clima quasi estivo, i giorni in cui si apre il vino novello e finiscono simbolicamente le attività agricole. Si narra che in una giornata d'autunno il cavaliere Martino, uscendo dalle porte della città francese di Amiens, dove viveva, si accorse di un povero vecchio quasi nudo e infreddolito. Davanti a tale povertà, Martino, prese la sua spada e tagliò il suo caldo mantello di lana per donarlo al poveretto. Il sole a quel punto si mise a scaldare come in estate.
Per tale occasione i bimbi creano coloratissime lanterne, si preparano a festa e sfilano per le vie sfoggiando le lanterne. In Germania si dice che San Martino inizi il Natale, proprio come l’Epifania lo chiude. A differenza dei paesi del Sud Europa, nel Nord il giorno di San Martino viene festeggiato in particolar modo dai bambini, che una settimana prima cominciano a preparare le loro lanterne di carta per la processione. È infatti tradizione riunirsi il pomeriggio, quando inizia a fare buio, accendere la propria lanterna appesa all’estremità di un ramo e partecipare alla processione detta Laternenumzug, cantando canzoncine come.



Esiste anche un’altra leggenda sulla figura di San Martino, datata qualche anno più tardi, quando da soldato romano convertito al Cristianesimo aveva già preso i voti ed era noto alle genti per la sua carità. Si dice infatti che non volendo diventare vescovo per umiltà, nonostante l’ordine papale, scappò dal convento di notte e si rifugiò in un’aia piena di oche, mentre un gruppo di persone lo cercava disperatamente facendosi luce con delle lanterne. Le oche, come anche nella tradizione romana, fecero chiasso e indicarono esattamente il luogo dove trovarlo. E infatti il giorno di San Martino si mangia l’oca per tradizione.
La lanterna verrà accesa ogni sera come rito della buonanotte, fino all'arrivo del Natale: la lanterna rappresenta il calore dell'estate che teniamo con noi e che ci riscalda nel freddo dell'inverno. Come in tutte le celebrazioni religiose e in particolare cristiane, accade poi che anche il giorno di San Martino coincida con una ricorrenza pagana del passato. Agli inizi di Novembre, infatti, i contadini pagavano la decima ai Signori, spesso e volentieri con i prodotti della terra o del bestiame. Per eliminare quei capi di bestiame che sarebbero stati solo di peso durante l’inverno, succedeva che alla fine molte oche venissero offerte e a Novembre si mangiasse molta carne d’oca.

San Martino, comunque, è un personaggio molto amato dalla tradizione in tutto il mondo: si contano più di 4000 Chiese in suo onore in Francia e svariate nel resto nel mondo, ed il suo nome è stato dedicato a diverse cittadine.

Anche nella mia città natale c'è una chiesa dedicata a San Martino, a me molto cara perchè i miei genitori nel lontano 2 gennaio 1971 hanno celebrato il lo matrimonio.

La ricetta tipica si questo giorno sono i biscotti.
Oggi però vi propongo una ricetta diversa un'ottima vellutata di zucca con castagne.




Ingredienti per 4 persone
1 kg di zucca
150-180 gr di castagne secche (la quantità dipenderà dalla densità della polpa di zucca)
1 cipolla
1/2 cucchiaino di curry in polvere (facoltativo)
1-1,5 lt di brodo di pollo
1 dl di panna fresca
20 gr di burro
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
sale e pepe

Procedimento:
Mettere in ammollo le castagne per almeno 2 ore.
Sbucciare la zucca, eliminare i semi e tagliarla a pezzetti. Sbucciare la cipolla e tritarla.
Sciogliere il burro in una casseruola con l'olio e rosolare la cipolla. Aggiungere la zucca, poi unire le castagne, sale, pepe e il curry. Coprire a filo con il brodo e portare a ebollizione. Abbassare il fuoco e far sobbollire per circa 20 minuti.
Verificare la cottura inserendo la punta di un coltello nella zucca. Aggiungere la metà della panna e frullare tutto.
Servire la vellutata con 1 cucchiaio di panna per ogni porzione.

 
Buon San Martino Erica & Marianna



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3 novembre 2016

#vadeDIETRO... Il nuovo e meraviglioso libro dell'MTChallenge



Siamo tornatiiiiii!!!!

Con immensa gioia e grandissima soddisfazione esce oggi in tutta Italia il quinto libro della meravigliosa community dell'Mtchallenge.

"Dietro la Lasagna" è un libro dedicato alle Lasagne e alle Paste al forno.
Oltre cento, ripeto CENTO, illustrate dal Mai Esteve e fotografate da Paolo Picciotto.

Quello che mi preme dirvi è, che con questo libro sosteniamo gli amici di "Piazza dei Mestieri".

"Una fondazione che ha finalità educative, vuole favorire la preparazione e l'avviamento dei giovani al lavoro, migliorando ed innovando i servizi educativi. Vuole porre, inoltre, particolare attenzione alle politiche di inclusione sociale alla prevenzione delle diverse forme di disagio giovanile e ai fenomeni di dispersione scolastica."

Dove trovarlo?? Basta un click proprio qui su Amazon e qui su Feltrinelli.


Un grazie che parte dal profondo del mio cuore ad Alessandra Gennaro in arte "La Signora dei Pipponi" per avermi dato la possibilità, con una mia semplice ricetta, di far parte di questo stupendo LIBRO!

Marianna


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30 ottobre 2016

La zucca di Cenerentola




Come Cenerentola arrivo quasi allo scadere con la mia proposta per onorare il blog di  Maria Pia La Apple Pie di Mary Pie, vincitrice di The Recipe-tionist di settembre.
Come nella celebre storia una zucca si trasforma ed il risultato è una crema ricca sfiziosa.
Non potevo non scegliere la zucca, la amo e adoro cucinarla, in questo periodo poi siamo in piena produzione ed è veramente difficile resisterle.

L'unica modifica fatta alla ricetta, è la sostituzione del formaggio, ho utilizzato il Cheddar invece della fontina

Quindi per Maria Pia

Zuppa di zucca, arancia e zenzero

Ingredienti per 1 persona

200 g di zucca mondata
250 ml di latte intero
50 g di cipolla mondata
15 g di burro
1 chiodo di garofano
Sale
50 g di Cheddar
1 fetta di pane di segale
10 g di burro



Procedimento:

Sciogliere il burro in una casseruola dal fondo pesante e farlo intiepidire.
Tritare finemente la cipolla e metterla nella casseruola; accendere la fiamma al minimo sul fornello piccolo e farla stufare dolcemente per 6-7 minuti, finché sia diventata trasparente.
Unire la zucca tagliata a dadini di circa 1 cm di lato e farla insaporire nel soffritto per qualche minuto, quindi coprirla con il latte, aggiungere il chiodo di garofano, salare leggermente e alzare la fiamma per portare il tutto a ebollizione.
Abbassare poi la fiamma e proseguire la cottura fino a quando i cubetti di zucca saranno quasi sfatti.
Eliminare il chiodo di garofano e frullare il tutto per ottenere una crema omogenea.

Nel frattempo tagliare il pane a dadini e farlo asciugare in forno a 150 °C per una mezz'oretta (se programmate la crema in anticipo, fateli asciugare all'aria per 24 ore).
Fondere il burro in un padellino e quando sarà spumeggiante aggiungervi i dadini di pane, facendoli rosolare brevemente.
Tagliare il Cheddar a fettine sottili oppure tagliuzzarla a piccoli pezzi.

Disporre i crostini in un piatto fondo e cospargerli con il cheddar.
Versarvi la crema bollente e servire.





Con questa ricetta partecipo a The Recipe-tionist del mese di ottobre.




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29 ottobre 2016

Alla scopera dei fagioli Gialét



Oggi per il Calendario del Cibo Italiano AIFB si onorano i fagioli, uno dei legumi che preferisco e importante per tutta l'alimentazione mondiale tanto è vero che questo 2016 è stato proclamato anno mondiale dei legumi dalla FA. Ambasciatrice di questa giornata così importante è Elena Broglia leggete qui il suo post.

Oggi invece della solita ricetta ho pensato di farvi conoscere i fagioli Gialét, fagioli tipici della Val Belluna, me ne ha parlato Laura Solinas, esponente di spicco di SlowBeans e produttrice di fagioli Gialét.



Cosa sono i fagioli gialet e perchè ha deciso di riscoprire questo prodotto ?

Il fagiolo gialét è un fagiolo dal gusto delicato e dalla buccia che non si fa sentire. Di grande versatilità e ricercatezza, da sempre riservato alle occasioni importanti o a destinazioni speciali quali Città del Vaticano.
Coltivare gialét è stata una scelta naturale alcuni anni fa, quando ho rinnovato l’impostazione della azienda Agricola che conduco: da produttrice di commodities a promotrice di buon cibo a rischio di abbandono.
Avevo poca esperienza sui legumi, cibo che non aveva un ruolo di rilievo nelle abitudini alimentari della mia famiglia, e ho voluto approfondire non solo le tecniche colturali ma anche gli aspetti legati alla cultura e alla tradizione locale, al gusto in rapporto a legumi più o meno affini.
E tra curiosità e approccio scientifico sto imparando molto, e mi fa piacere condividere quel che so.




Dove vengono coltivati ?

Il gialét era ed è coltivato tradizionalmente in ValBelluna, e – soprattutto un tempo - in alcune aree montane della provincia, Valle di Cadore ad esempio.
In Italia solo nella vicina provincia di Udine in pochi paesi si trova questo fagiolo, con nome diverso e senza significativa commercializzazione.
Pare che siano proprio i suoi luoghi di elezione: tentativi di coltivarlo poche decine di km a valle hanno dato risultati pessimi, vuole proprio le nostre notti estive fresche!

Quali sono i passaggi principali della coltivazione e le difficoltà maggiori?

Il gialét è un fagiolo rampicante, come la maggior parte di quelli tipici delle zone montane: richiede quindi un certo impegno nell’impianto con i tutori che ora sono per lo più di bambu. Qualcuno continua a praticare la consociazione con il mais, diffusa già nel centroamerica da dove provengono sia mais che fagioli. I problemi colturali sono
  • difendersi da chi ama i fagioli come e più di noi: le limacce nelle prime fasi, poi lepri e caprioli e cervi. Questi sanno diventando una vera piaga, ed è piuttosto costoso recintare tutto, con reti alte visto che saltano agevolmente 2m.
  • vermi, insetti e afidi sono abbastanza facilmente controllabili con buone pratiche:
il sovescio (subito prima dei fagioli coltivare una pianta che cresce velocemente, tappezza il terreno e repelle i vermi nematodi come la senape bianca, interrandola prima che fiorisca in modo che fornisca anche nutrimento ); la tutela e il richiamo di insetti utili quali coccinelle, crisope, fitoseidi che mangiano o parassitizzano.
Qualcuno usa repellenti e coadiuvanti e rinforzanti delle difese della pianta, come i macerati di ortica o di equiseto, l’estratto di semi di pompelmo. In casi estremi facciamo ricorso a principi ammessi in agricoltura biologica quali l’estratto dell’olio di neem.
Purtroppo un virus, che può arrivare dall’ambiente soprattutto attraverso le punture di assaggio degli afidi, rimane nel germoplasma trasmettendosi alle generazioni succcessive. Ecco perché noi dell’Associazione per la tutela facciamo molta attenzione a selezionare in campo le piante da seme, sane e senza sintomi, prima ancora di fare la usuale selezione volta a mantenere i caratteri distintivi dell’ecotipo.
Rispetto ad altri fagioli impegnamo molta più manodopera per la raccolta, dato che il gialet matura scalarmente e quando il baccello è secco si apre rilasciando i semi a terra. _Dobbiamo quindi passare 1-2 volte a settimana, da metà settembre a fine ottobre. Poi si deve finire di far seccare i baccelli al sole (visto che non si possono raccogliere totalmente secchi). La pulizia e la selezione sono laboriosissime, data la piccolezza del gialet. Ma alla fine proponiamo semi belli da vedere oltre che sani!
Oltre ai parassiti animali dobbiamo prevenire le malattie fungine e le batteriosi. Lo facciamo curando molto il terreno, le successioni con colture che non condividano (ad esempio, in luoghi umidi è sconsigliato mettere fagioli dopo le patate. La precessione ideale è un cereale a paglia, varie altre strategie sono possibili. In caso di piogge ripetute usiamo composti di rame, che funzionano piuttosto bene proprio in prevenzione. È importante perché il gialét è piuttosto sensibile alla ruggine, e se questa si manifesta quando la pianta inizia a fiorire la produzione cala drasticamente per l’incapacità della pianta di fare sufficiente fotosintesi, a causa delle foglie malate con poca superficie verde utile.
Anche terminato il raccolto si attua una difesa con mezzi “doli” ovvero portando alcuni giorni i fagioli a -20°C. I fagioli sono ben secchi, e questo non influisce sulle loro caratteristiche organolettiche né sulla germinabilità. In compenso si inattiva il tonchio, uova comprese: è un piccolo coleottero che a temperatura ambiente si ciba dei fagioli, e si riproduce fino a lasciare … più buchi che sostanza!
La selezione manuale che segue, per eliminare fagioli macchiati, è molto impegnativa data la piccola dimensione. Una volta svolta a tempo perso soprattutto dalle donne anziane (ma ci vogliono buoni occhi!) ora è una delle criticità per la dedizione e il tempo che richiede. Esperimenti fatti con una selezionatrice ottica non hanno dato i risultati sperati, d’altra parte fino a che non si velocizzerà questa fase i coltivatori non vorranno aumentare le aree coltivate, dopo coltivazione e raccolto - che già sono impegnativi - ci vuole un’ora di lavoro, divisa in almeno 5 fasi, per arrivare a una confezione da 1 kg di gialét.
In estrema sintesi, per chi coltiva gialét presidio SlowFood l’imperativo del “pulito” si traduce in maggiori controlli e maggior competenza, il che …porta valore al territorio! Inoltre ci siamo resi conto che se da un lato la presenza di tanti nuclei di coltivatori sparsi per la vallata è una ricchezza, nel corso dei decenni alcune buone pratiche



Cos'è il progetto Slows Beans e che importanza riveste ?

Con SlowBeans si è voluto dar vita a una rete che condivide valori, dove ci si confronta e ci si aggiorna e ci si sostiene in vario modo. Siamo tutti rappresentanti di una qualche eccellenza, tuttavia vogliamo dare il messaggio del valore della diversità e del legame con culture e territori.
Emblematico è il fatto che proponiamo la “zuppa di slowbeans” con ingredienti e proporzioni sempre diversi, il buono è nell’insieme. E che portiamo in giro la cesta della biodiversità leguminosa, facciamo vedere la ricca e bella varietà di un paniere di legumi presidio.
Per inciso, una zuppa di legumi-presidio è stata inserita nel menu degli astronauti che la hanno molto apprezzata, come ha esplicitato Samantha Cristoforetti.
http://slowfood.com/terramadreday/pagine/ita/pagina3.lasso?-id_pg=119
(intorno al minuto 1)
http://www.repubblica.it/scienze/2015/05/29/news/cibo_spaziale_per_terrestri_la_cena_di_astrosamantha_sbarca_sulla_terra-115498482/

Ci troviamo in manifestazioni targate Slows Beans, e ogni anno organizziamo le fagioliadi: una gara semiseria ove cuciniamo noi produttori, e ci proponiamo come “conoscitori a tutto tondo” dei nostri legumi.
A dicembre 2014 il gialet ha vinto, ne siamo stati felici e orgogliosi. Ma prevale il piacere di sperimentare e gustare cibi della tradizione in ricette innovative adatte alla cucina famigliare .
Dopo alcuni anni di mirabile organizzazione a cura della condotta SlowFoood di Lucca lo scorso anno siano stati ospitati a Orvieto. Quest’anno, anno internazionale dei legumi, Slow Bean sarà presso il MUSE di Trento, che ha realizzato un bell’orto-catalogo di legumi e organizzerà vari eventi scientifici e di intrattenimento per l’occasione.



Questo è l'anno mondiale dei legumi, che importanza ha questo alimento nel mondo ?

I fagioli sono il secondo legume più coltivato al mondo, dopo la soia che però è in gran parte destinata a cibo per animali.
In Paesi come il Brasile si consumano fagioli con la frequenza della pasta da noi, e il governo ha recentemente lanciato inviti a diversificare di più le abitudini tra i vari tipi disponibili, in modo da attutire l’impatto economico di periodi di siccità in aree legate a singole varietà, che hanno portato a impennate di prezzi e aumenta la necessità di importazione, nonostante il Brasile sia il secondo maggior produttore mondiale con circa 3milioni di tonnellate/anno, i 2/3 dell’India e il doppio della Cina.
In Asia (India, Cina, Corea, Myanmar) i legumi sono cibo quasi quotidiano, anche sotto forma di germogli, di salse fermentate, di “formaggi” vegetali, di preparazioni dolci. In Africa (Tanzania, Angola, Camerun) si producone e consumano legumi, purtroppo con insufficienti o assenti strategie per eliminare i piccoli insetti quali il tonchio del fagiolo che distruggono le provviste.
La FAO e le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2016 anno internazionale dei legumi per promuoverne il consumo, che fa bene alla salute e alla terra.
I legumi, gustosi e poveri di grassi, sono economici: anche i più costosi sono concorrenziali rispetto alle proteine animali. Inoltra richiedono molta meno acqua: neanche un decimo rispetto a carne di pollo, un quarantesimo rispetto alla carne bovina. Anche la necessità di terra è ridotta, un pasto di cereali e legumi richiede 1/7 del terreno richiesto da un pasto animale. E non produce gas serra, come fa l’allevamento che secondo il World Watch Institute ne è responsabile del 13%. Inoltre i legumi fanno bene al suolo perché ospitano in simbiosi batteri capaci di utilizzare l’azoto atmosferico, lasciando i campi arricchiti senza ricorrere a concimazioni chimiche.
I dietologi li consigliano come fondamentali in una dieta equilibrata, e considerano con interesse il loro basso indice glicemico.

In Italia che importanza diamo ai legumi ?

In Italia il consumo di legumi è calato dell’81% dal  1961 al 2015, anche se dal 2011 c’è qualche accenno di crescita. (fonte: confagricoltura-ISTAT).
Insomma, dobbiamo recuperare!
Eppure ci sono regioni come la Toscana e il Veneto che sono state la culla di diffusione dei fagioli centroamericani in Italia, nel ‘500. In Valbelluna negli orti famigliari si coltivano una quarantina di varietà localmente adattate di fagiolo, ma la commercializzazione è ristretta a Fagiolo di Lamon IGP e gialét – Presidio SlowFood, con qualche segnale di crescita per i fagioli “prodotto Agricolo Tradizionale”, quali Bala Rossa, Bonel, Mame dell’Alpago.
Non dimentichiamo poi che in Italia, da ben prima dell’avvento dei fagioli portati da Cristoforo Colombo, ovunque era già consumata una gran varietà di altri legumi: piselli, ceci, lenticchie, cicerchie, lupini, fagioli dall’occhio.
Ora la produzione maggiore di fagioli secchi italiani si concentra in Piemonte (soprattutto borlotti), che da solo produce quasi quanto il resto d’Italia, e in Calabria. Si tratta di quantità piccole, parliamo di circa 6000 t in Piemonte e qualche centinaio nelle regioni pure vocate come Campania, Veneto, toscana, Abruzzo.



Ma non ci sono solo i fagioli, abbiamo un fantastico serbatoio di biodiversità leguminosa legata a tradizioni ancora abbastanza radicate, che sarebbe un vero peccato perdere.
Di lenticchie si trovano tuttora tanti tipi, dal gusto e dagli usi diversi.
Tra i piselli – in Veneto non si può dimenticare “risi e bisi“ oltre a quelli “da supermercato” se ne trovano negli orti di montagna di colori particolari quali il nero e il grigio, adattati a condizioni climatiche dure.
Le fave, anche fresche, resistono al Sud e in Liguria ma secche sono quasi abbandonate: eppure se ne farebbero ottimi polpettoni!
Grazie alla determinazione di una donna, Silvana Crespi, si è ripreso a coltivare e consumare la Roveja, o rubiglio: un pisello selvatico molto saporito, con la cui farina si preparano deliziose creme e polentine.
La cicerchia, simile a un cece ma col gusto meno marcato, sta riacquistando estimatori; il suo abuso un tempo provocava il latirismo, ora potremmo ben utilizzarla per variare le zuppe di legumi.
Una sottospecie di cicerchia legata al Cilento è il maracuoccio, base di saporitissimi crostini. Un risultato interessante scaturito dalle ricerche nutrizionali sui nostri legumi localmente adattati è che in genere sono più ricchi di sostanze benefiche dei corrispettivi commerciali. Si tratta di spunti da approfondire, che inviterebbero a perseguire la strada della riscoperta e ricommercializzazione di varietà locali anche dai piccoli numeri, ma dal grande gusto !

Insomma, l’invito è a sbizzarrirsi in cucina usando più legumi, a beneficio di gusto e salute, provando dai ripieni della pasta alle polpette vegetali alle paste e fagioli asciutte, alle zuppe, e perché no anche a qualche ricetta dolce di ispirazione orientale  o di italica fantasia, che si può osare con i fagioli più delicati.
Una volta che ci si è abituati a organizzarsi mettendo in ammollo i legumi il giorno prima, il gioco è fatto e si potranno riscoprire tanti gustosi tesori dei nostri territori.





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